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Un nuovo progetto: “La scuola che verrà!”

Un nuovo progetto: “La scuola che verrà!”

“La scuola che verrà” è un progetto presentato dalla Banda dei Pirati in collaborazione con l’Associazione Compagnia Africana, Il Telaio delle Arti, Alfabeti onlus e l’associazione Upre Roma e finanziato all’interno del bando “Progetti Enti Associati – Sostegno alle attività di volontariato – Terzo Settore”

Questo progetto nasce nel contesto della chiusura delle scuole, a causa delle misure in risposta all’epidemia di CoronaVirus.
Le scuole, spesso, sono abitate da una appassionata comunità educante che in questo periodo ce la sta mettendo tutta. Le scuole che sorgono in quartieri a forte tasso di povertà educativa sono luoghi dove l’impossibile si fa tutti i giorni, quotidianamente, e che riguardano i bisogni più essenziali. Eppure tutto questo non basta. Non basta di solito, certamente non basta adesso.

La didattica a distanza, la diminuzione del tempo-scuola e delle relazioni sociali producono enormi disuguaglianze e disparità, aumentando le differenze già presenti.

Le relazioni, l’aria aperta, l’appropriazione da parte di ragazze e ragazzi di spazi di autonomia con gli amici, dove gli occhi dei genitori non arrivano sono fondamentali per costruire un autonomo percorso formativo. Tutto questo è mancato già per mesi (7 mesi di fila, a Settembre) e la scuola si appresta ad aprire con enormi limitazioni, anche se non dovessero esserci nuovi LockDown.

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La Pandemia ha messo a nudo molte fragilità della scuola: gli spazi inappropriati (pochi all’aperto e spesso per nulla innovativi), i rischi connessi all’abbandono completo della medicina scolastica, la cronica carenza di organico e la mancanza di percorsi adeguati di aggiornamento.
Ha anche reso evidente che una scuola che non parli di ecologia, di sostenibilità, di distruzione delle risorse, di interdipendenza tra i paesi del mondo, di disuguaglianze e di società, sarebbe una scuola davvero a distanza, irraggiungibile. Fuori dal mondo. Incomprensibile. Perché il mondo è prepotentemente entrato in casa nostra e ci ha chiusi dentro, a fare i conti con la distruttività della nostra specie e di alcuni aspetti dei nostri modelli di sviluppo.

Il nostro progetto si propone di intervenire su diversi plessi scolastici, proponendo attività di sostegno allo studio e sperimentazioni educative rivolte principalmente a contrastare la povertà educativa.
Laddove c’era già la povertà educativa e l’abbandono scolastico, prima del lockdown, la situazione è divenuta drammatica. anche a causa dell’assenza delle risorse a casa. Edmondo De Amicis scrisse che <Una casa senza libreria è una casa senza dignità, ha qualcosa della locanda, è come una città senza librai, un villaggio senza scuole, una lettera senza ortografia>. In alcune famiglie e addirittura in alcuni quartieri questi termini di paragone rischiano di accadere contemporaneamente. Migliaia di minori si ritroveranno di nuovo senza scuola, senza librerie, senza progressi perfino nell’apprendimento della lingua italiana.

All’inizio di ogni anno un articolatissimo ventaglio di proposte è offerto alle scuole grazie a una straordinaria partecipazione di segmenti significativi della società, chiamata non solo a proporre.
In questi contesti, il ruolo di organizzazioni come le nostre è da sempre fondamentale per contribuire allo sviluppo di comunità educanti all’altezza della sfida e per intervenire nei confronti dei target più fragili. Tuttavia pensiamo che in questo contesto sia nostro compito non essere travolti dal moltiplicarsi dei problemi. Abbiamo deciso di avere come orizzonte quello della “scuola che verrà”,
proporre attività ed esperienze di qualità. Se l’azione educativa – della famiglia, della scuola ma anche della città – non riesce ad andare oltre, allora  lascia la comunità nello stato in cui l’aveva trovata.”

Si parla spesso di rompere i ghetti urbani: il modo migliore per farlo è creare in periferia servizi migliori di quelli che si trovano nelle zone considerate privilegiate. Per realizzare questi servizi di qualità lavoreremo su:
– la città (con i suoi spazi) che si apre alla scuola
– i curricula educativi, sull’educazione vicina alla vita quotidiana e alle sfide del presente attraverso percorsi formativi sulla geografia, l’ecologia, educazione sessuale e all’affettività
– la lezione del lockDown e delle nuove tecnologie al servizio della scuola.

 

DOVE SI SVOLGE?

 

L’area coinvolta comprenderà le le zone 7 e 8 di Milano e alcuni paesi del Rhodense. In particolare coinvolgeremo (da Sud a Nord) i quartieri di Quarto Cagnino/Piazza d’armi, San Siro (quadrilatero Erp), Portello, (Gallaratese), Cagnola, Pantanedo, Mazzo di Rho.
La presenza sul territorio sarà’ garantita in ciascuno di questi quartieri da una sede operativa delle associazioni proponenti e/o dal rapporto consolidato con gli Istituti scolastici (da Sud a Nord Calasanzio, Cadorna, Riccardo Massa).

ZONA 7

Il Municipio 7 di Milano è un’area composita sia in termini di geografia urbana che antropologica. 180 mila abitanti, 15 quartieri, tre parchi cittadini, la dorsale viaria di Via Novara e due landmark quali lo Stadio San Siro e l’Ospedale San Carlo, inseriti in un contesto di periferia dove edilizia popolare e nuove residenze convivono con pochi luoghi di aggregazione, scarsi servizi alla persona e una condizione di isolamento dal resto della città.
Selinunte: Selinunte/San Siro è il più grande complesso di case popolari della città.

Il reddito medio netto è € 8.967 ed è una delle zone con maggiore presenza di migranti 7400 a fronte di 25.000 abitanti e le famiglie mono-genitoriali con figli residenti 12,32% (in città 8,6%). Il quartiere è completamente sprovvisto dei servizi culturali ed anche se ben collegato alla città il rischio di ghettizzazione, determinato da fattori socio-economici, è molto forte.

Quarto Cagnino: borgo storico di Milano, ha mantenuto un’identità ed è circondato da aree verdi: Piazza d’armi, Parco delle cave, Bosco in citta’. Negli ultimi anni ha subito gli effetti della crescita della povertà assoluta (certificata in questi anni da tutte le statistiche), in quanto si tratta di un’area periferica vicino ad importanti quartieri ERP: ad esempio nelle aree verdi frequentemente si insediano senza-tetto ed altre persone senza opportunità.

(Fonti: dipartimento DaStu del Politecnico di Milano, 2018: Fondazione Housing sociale, 2018).

Cenni e Piazza d’Armi relazione sinergica e positiva tra edilizia in Housing Sociale con quella popolare degli anni ‘70 di San Siro e Quarto Cagnino, Olmi e Baggio, aree in cui città e campagna, inclusione ed esclusione dall’area urbana, risultano temi dominanti.

A Cenni vivono circa un migliaio di persone, hanno sede una decina di associazioni ed organizzazioni del terzo settore che fungono da servizio di vicinato, 5 esercizi commerciali (erborista, libreria, bar, gelateria, bottega artigianale) e una cascina gestita da una impresa culturale che attrae molto pubblico da tutta la città (Mare Culturale Urbano)

ZONA 8

La più’ popolata delle 9 zone di Milano, include quartieri molto diversi tra loro (ad esempio Fiera e Quarto Oggiaro). L’area di intervento del progetto coinvolgera’ 3 quartieri residenziali.
Zona 8 Il Municipio 8 di Milano con i suoi 183 mila abitanti e` la zona più popolata di Milano e include 23 quartieri molto diversi fra loro. L’area d’intervento del progetto afferisce ad alcune zone ricche di risorse e potenzialità, se capaci di superare alcuni fattori che impediscono la coesione.

I plessi della zona con cui abbiamo collaborato in questi anni occasionalmente sono: Console Marcello, Martin Luther King, Colorni.

Rhodense: Un’area di dodici Comuni a Nord Ovest di Milano, alcuni dei quali, condividono una situazione socio-economica molto simile a quella della periferia milanese e dalle altre zone di edilizia residenziale pubblica, comunque ben integrate e connesse con la metropoli. Pero: Comune di 11.000 abitanti, il 15% circa dei quali stranieri, include una area ERP.

Pantanedo e Mazzo di Rho: i quartieri popolari di Rho sono luoghi in cui l’economia avvenieristica della vicinissima Fiera incontra il caporalato o la presenza di criminalità organizzata che si fondano anche sull’emarginazione di una parte della popolazione.

Abbiamo deciso di dedicare questo progetto e i nostri coordinati sforzi di rete alla realizzazione di proposte educative di qualità, in grado di intervenire offrendo alle comunità educanti così colpite e disorientate delle possibilità innovative.

Abbiamo dunque individuato tre diverse strategie per affrontare i bisogni descritti nello slot precedente che sono, a nostro giudizio, quelli più urgenti se vogliamo evitare che questo periodo di incertezza per la scuola si traduca in un danno irreversibile per alcuni.

La prima strategia è quella della “SCUOLA CHE TI ASPETTA”, è orientata all’inclusione: l’obiettivo è anticipare e individuare situazioni di fragilità e di bisogno determinate anche dalla situazione di emergenza per la Pandemia COVID-19 e che possano coinvolgere anche fasce di popolazione particolarmente esposte
Dedicheremo risorse specifiche a quegli alunni o a quelle famiglie che a causa di condizioni abitative difficili e di estrema povertà, ma anche a causa dell’assenza di strumenti culturali e relazionali vivono l’assenza della scuola in maniera particolarmente dolorosa. Inoltre ci opporremo capillarmente all’abbandono scolastico: ad esempio abbiamo riscontrato l’allarme di alcuni docenti che ci hanno segnalato la difficoltà di proseguire il percorso di inclusione nelle scuole dei minori della comunità Romanì che abita a San Siro ed in altri quartieri della zona 7.

La seconda strategia è orientata a rafforzare la “SCUOLA IN RETE” ciò che di buono abbiamo imparato nel corso di questa fase così difficile. Il nostro obiettivo sarà: promuovere l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del terzo settore, assecondando una necessità emersa in questo periodo di limitazione sociale e distanziamento

Se la scuola può imparare una lezione è quella della rapidità e dell’efficacia della rete nel mettere in comunicazione le case, le famiglie, l‘istituzione scolastica e gli insegnanti. Tuttavia bisogna anche sapere che la maggior parte degli istituti non era pronto a questa sfida e che molte famiglie non hanno spazi e strumenti adeguati per affrontare la Didattica a distanza e nemmeno qualunque altra forma di “scuola in rete”. Per questo noi ci impegneremo a sviluppare alcuni contenuti da diffondere online e contemporaneamente ci impegneremo a colmare il gap delle famiglie che non posseggono una connessione adeguata o un numero di Tablet sufficiente.

La terza strategia si chiama “LA SCUOLA_CITTA’” è orientata a rafforzare e sviluppare le abituali attività degli enti delle reti di partenariato, ma riconducibili ad attività straordinarie svolte come risposta alla situazione di emergenza per COVID-19. La scuola non è soltanto il luogo in cui si apprendono i saperi cognitivi fondamentali; leggere, scrivere, far di conto, accompagnati da nozioni via via più complesse. La scuola è anche il principale spazio relazionale di interazione e fiducia, un luogo in cui viene alleviata la sofferenza psicologica legata all’isolamento e in cui, assieme ad altri, si passa del tempo all’aperto nel cortile.
Con questa idea di educazione a tutto tondo “nel mirino” le nostre organizzazioni si sono impegnate a proporre un curriculum che includa l’arte, l’intercultura, la narrazione orale e la pedagogia all’aperto per valorizzare gli approcci che ci possono aiutare a completare il compito immane che ha oggi una scuola disorientata.

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